"Aperta la cassa integrazione per i 70 lavoratori della Sicar di Villa Bartolomea: si va verso la chiusura dello stabilimento"
Cassa integrazione: così è stato deciso nell’assemblea sindacale del 9 gennaio scorso, durante la quale si è preso atto della decisione della proprietà di mettere in mobilità tutto il personale.
L’azienda, con sede a Carpi di Modena, chiuderà lo stabilimento di Villa Bartolomea per la produzione di macchinari per il legno e di stufe a pellets, dopo alcuni anni di crisi che aveva portato più volte alla protesta dei lavoratori.
Ora le difficoltà economiche derivanti dalla mancanza di liquidità hanno portato al blocco delle forniture per un’azienda che poteva ancora contare su molti ordinativi.
Solidale il sindaco di Villa Bartolomea il sindaco Luca Bersan «per fronteggiare questa crisi, l’Amministrazione aveva provveduto a liquidare a suo tempo le opzioni della lottizzazione richieste dalla società Sicar e non più attuate.»
«L’amministrazione Comunale» ha continuato ancora Bersan «ha inoltre aperto un tavolo di trattativa tra sindacati, proprietà ed enti locali per salvaguardare il più possibile gli interessi dei lavoratori.»
Dello stesso parere anche il capogruppo di opposizione Andrea Tuzza: «Esprimiamo la nostra solidarietà ai dipendenti e alle loro famiglie, che si trovano in una situazione decisamente difficile. Manifestiamo la nostra massima disponibilità ad impegnarci in iniziative di sostegno ai lavoratori, per quanto nelle nostre possibilità.»
Intanto i lavoratori si sono organizzati per un presidio permanente da tenere fino a fine anno davanti ai cancelli della fabbrica, per evitare che vengano asportati i macchinari e il residuo di magazzino, uniche garanzie di sei mesi di stipendio arretrati.
Sulla situazione in essere si è pronunciato anche il sindacato di categoria Fiom nella persona di Emanuela Mascalzoni, che ha descritto una crisi partita già nel 2009 con una serie di problemi finanziari, sfociati all’epoca, nel primo lungo sciopero dei lavoratori che per oltre sette giorni rimasero fuori dai cancelli dell’azienda, per ottenere il pagamento delle mensilità arretrate e sorvegliare l’azienda da possibili sottrazioni di materiale lavorato. Dopo quell’episodio la situazione ha avuto periodi altalenanti, con numerosi accordi tra le parti.
«In tutti gli incontri,» ha dichiarato ancora la sindacalista Mascalzoni «la RSU, la Fiom, ma anche la stessa direzione locale, hanno tentato di far capire, che il rapporto con il sistema bancario, l’organizzazione del lavoro e la gestione amministrativa, non avrebbero portato i risultati sperati. Tutto è risultato invano. Si faceva strada la convinzione che la “cocciutaggine” ed in alcuni casi l’arroganza unita alla poca chiarezza dei proprietari, figli ed eredi del padre fondatore della ditta Vito Signorino, ci avrebbero portato prima o poi a questa situazione, iniziata di fatto nel 2010 con la dichiarazione di 40 esuberi a Carpi di Modena.»
Siamo ancora convinti» ha continuato la rappresentante dei lavoratori «che attraverso un corretto utilizzo degli ammortizzatori sociali, si sarebbe potuto superare il periodo e fronteggiare diversamente il rapporto con gli istituti di credito. Per questo, i lavoratori, la RSU e la segreteria della Fiom credono che al disastro in cui versa l’azienda abbia contribuito in maniera determinante sia il sistema bancario, ma anche una proprietà da sempre sorda alle proposte e alla richieste di chiarezza, una proprietà che ha vissuto sulle ricchezze prodotte, senza saperle conservare a beneficio di se stessa e dei lavoratori. Oggi l’azienda chiude lasciando 70 lavoratori tra Villa Bartolomea e Carpi di Modena, con un credito di cinque mesi di stipendio e con il paradosso di ordini da evadere. Adesso, oltre a denunciare la grave situazione, vogliamo lanciare un appello a tutto il territorio, alle istituzioni, alle forze politiche e a tutti gli imprenditori, che fossero interessati a far rivivere la Sicar.»
(foto: stabilimento Sicar) (11 febbraio 2013)
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